sabato, Ottobre 16, 2021
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Vespa, il primo amore non si scorda mai

Il mio ricordo e il suo suono: una compagna dagli anni ’70 a oggi

Ho trascorso la mia adolescenza ad Arenzano, ridente cittadina della costa ligure di ponente, in provincia di Genova. Stiamo parlando degli anni ’70.

A quei tempi non esistevano gli smartphone e tutte le diavolerie elettroniche di oggi e i ragazzi si ritrovavano (oggi socializzano…) in una piazza, in una via, su un muretto, davanti ad un bar e l’unico comun denominatore per tutti era il motorino! Prima il cinquantino e poi compiuti i sedici anni il 125. Era l’unico modo per raggiungere la “tua compagnia” oggi “community”…. creando gruppi numerosi , oggi “assembramenti”… e uno dei modi per essere più “ figo “ era appunto il tuo mezzo a due ruote.

In ogni città o zona c’erano delle tendenze su ciò che ti posizionava tra gli sfigati e i fighi. In Liguria era la Vespa a cui d’inverno era di rigore mettere il parabrezza. Era un must! come si dice oggi.

E così per tutta la costa ligure sfrecciavano migliaia di Vespa di tutti i tipi, di tutti i colori e di tutte le cilindrate… eh si di veri cinquantini ce ne erano veramente pochi anzi nessuno poiché tutti mettevamo le mani nel motore e tutte erano “truccate”.

Anche io facevo parte di quella schiera di ragazzini!

La mia prima Vespa è stata una “50 Special” rossa con sella corta monoposto (terribilmente da sfigato) presa di seconda mano dopo interminabili trattative con i miei genitori che come spesso sono restii all’acquisto, ma alla fine tramortiti da interminabili filippiche desistevano. Così a giugno del ’75 eccola!

Come nella migliore tradizione dopo due giorni, naturalmente in gran segreto, cambio il collettore dello scarico che aveva una strozzatura per limitare la velocità che in poche parole passava in termini di velocità da 45 a 47 …… ma già era un gran progresso e le mani avevano iniziato a sporcarsi e ti sentivi un piccolo meccanico.

Secondo cambiamento è stato quello di sostituire la sfigatissima sella corta monoposto con una usata “lunga” cioè quella del Primavera a due posti. Stavo iniziando ad avere un rapporto molto intimo con Lei e si stava instaurando una relazione fatta di attenzioni estetiche e prestazioni tecniche…

Passata l’estate e il primo approccio di conoscenza era il momento per darle quelle attenzioni che avrebbero reso le prestazioni in crescita. Ai tempi il mago della trasformazione della Vespa era Pinasco che dava una vera selezione di pezzi per aumentarne la cilindrata. Teste, pistoni , cilindri, bielle e marmitte. Dai 60 cc a 75 per arrivare a 90 e infine 121cc.

Così nella migliore delle tradizioni l’escalation era partita. Con i risparmi acquisto testa, pistone e cilindro 60cc, carburatore del 16 e marmitta 90 cromata tutto Pinasco. E qui iniziava il bello perché non è che si andava dal meccanico per fare il “tarocco” ma dovevi fartelo da tu!!!! E vi garantisco che la prima esperienza è stata tosta ma la soddisfazione del primo colpo di pedivella e conseguente accensione e nuovo rumore dovuto alla “mini cilindrata” mixata dalla nuova marmitta fu elettrizzante!

E così, come il proverbio insegna, la fame vien mangiando e in men che non si dica agli inizi dell’estate del ’76 iniziamo a fare sul serio. Nuova colorazione grigio topo metallizzato, cilindrata che passa a 75, carburatore del 16 ma presto cambiato con quello da 19 poiché sottodimensionato! Ora era un mezzo come si deve anche se il traguardo era il 90 cc che nella storia della Vespa è una motorizzazione mistica che dava anche il nome ad un modello il 90SS che oggi i fortunati possessori hanno un piccolo tesoro per il suo valore.

Così l’estate passa tra gite sulla costa ligure trasportando sempre fuorilegge (prima dei sedici anni e sul cinquantino non si poteva andare in due e in più truccata) la fidanzatina del momento che era molto orgogliosa del suo fidanzatino motorizzato e un po’ scapestrato…

Con l’arrivo dell’autunno ero pronto al grande passo e cioè rimettere ancora le mani nel motore e finalmente arrivare al mito 90cc. Ormai la mia perizia nello smontare e rimontare il motore era collaudata e veloce così in men che non si dica il sogno era realizzato e per darle un tocco estetico ancor più “figo” la sella lunga si impreziosiva di un copri sella finto scamosciato beige che sul grigio scuro stava da Dio!

Purtroppo, un bel giorno tra febbraio e marzo del ’77, tornato da scuola mi accorgo che dove avevo posteggiato la mia Vespa la mattina, con regolare catena al palo, la mia adorata Vespa non c’era più! Me l’avevano rubata!!!!! Un dramma degno di una tragedia greca!!!!

Il 3 gennaio del ’77 però avevo compiuto i sedici anni e comunque nei sogni c’era il 125 e più precisamente la mitica “125 Primavera” che sognavo di colore bianco con la sola “taroccatura” della marmitta 90 Pinasco cromata come avevo già sulla mia e che esteticamente stava perfettamente tanto che poi la stessa piaggio la adotto per il 125 Primavera ET3 di colore nero però. E così iniziai subito a studiare per il primo esame della patente che ai tempi era solo teorico e che passai subito a giugno in tempo per acquistare, questa volta nuova, la mia prossima Vespa.

Contrariamente a quello che pensavo fosse il mio sogno e cioè la Primavera mi lasciai affascinare dal 125 ts, modello più muscolare nell’estetica e che mi fece innamorare con l’idea della possibilità di fare il mio primo viaggio all’avventura.

E così fu. Nell’agosto di quell’anno, montati due portapacchi uno dietro e uno davanti con bagagli e tenda e parto con la fidanzatina del momento per un giro in Corsica con tappa in Sardegna all’avventura. Un grande sogno di libertà e avventura si realizzava.

Il vespone torna a suonare

Tanti altri sogni e momenti della mia vita sono passati da quel ’77 e lei, il mio vespone, è sempre con me ancora più bella di prima con quel suo suono musicale del motore, il suo leggero fumo azzurro del due tempi e il profumo del Castrol. E quando oggi andiamo ancora in giro insieme siamo sempre belli e ammirati da tutti.

Grazie di tutto e avanti ancora così.

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