mercoledì, Giugno 16, 2021
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Il 2020 della bicicletta: un anno straordinario?

Se pensiamo alla dimensione globale che hanno assunto i contagi da Covid-19 e alle pesanti conseguenze sanitarie, economiche e sociali che la pandemia ha inflitto, è impossibile non ricordare il 2020 come il peggiore degli ultimi cinquant’anni. C’è tuttavia un lato della medaglia che riguarda il nostro settore da considerare e che apre a prospettive differenti. Parliamo del 2020 della bicicletta.

Immaginando di raccontare quanto accaduto in Europa nel mercato delle due ruote a pedale, proviamo oggi a fare un bilancio e a spiegare le ragioni di numeri che, dagli ultimi paesi ciclisticamente sviluppati come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, ai primi della classe (Olanda, Danimarca e Germania) hanno visto aumenti a doppia cifra. E iniziamo a immaginare quali sviluppi futuri potremo, presumibilmente, aspettarci.

Per quanto riguarda l’Italia stimiamo una vendita di biciclette superiori al 2019 di circa il 20%, che porterà ufficialmente il mercato a superare i due milioni di pezzi venduti, una cifra mai raggiunta da vent’anni a questa parte. Per tornare a livelli record di vendita con incrementi percentuali così significativi occorre portare la memoria al 1973, anno della crisi petrolifera e delle domeniche senz’auto.

Tornando alla dimensione europea, la prima ragione che ha visto l’utilizzo massiccio di biciclette è stata la fine del lockdown i primi di maggio. Complice il periodo di bel tempo e la stagione mite, con giornate bellissime senza smog e aria tersa, con bellissime foto di tutti i satelliti che in quel periodo passavano in orbita sopra l’Europa, gli italiani si sono ritrovati per strada, sia pure nei dintorni dei loro comuni.  Si poteva scegliere fra una passeggiata e un giro in bici. 

Questa seconda opzione permetteva di ampliare di 4 o 5 volte il raggio di azione a parità di tempo e per questo motivo, complice l’assenza di traffico autoveicolare per le strade – ricordiamolo, uno dei principali motivi di insicurezza per un ciclista o per un pedone -, i cittadini si sono riappropriati del “loro” territorio e sono tornati in contatto con la natura.

In Italia code davanti ai negozi, riaperti anzitempo grazie anche all’intervento di ANCMA, avevano come comune denominatore la manutenzione delle BIC, le Bici In Cantina, di cui nel nostro Paese abbondiamo, circa 45 milioni, con la richiesta simbolo di questo fenomeno di cambiare le gomme da 26′ ormai fuori produzione da più di dieci anni.

Dopo le prime settimane, in cui si recuperavano le attività motorie esterne alla propria abitazione, molte imprese e attività commerciali erano autorizzate alla riapertura e con queste la necessità di spostarsi presso i luoghi di lavoro. Con l’impossibilità o la paura di tornare ad utilizzare i mezzi pubblici portava in negozio, e ancora sta succedendo, molte persone che chiedevano un acquisto più consapevole, più smart, forse anche lungimirante e che privilegiava city e trekking bike, soprattutto elettriche, in più o meno tutte le città italiane. 

Parallelamente, se ne parlava già da più di un mese, interveniva il Ministero dell’Ambiente con un bonus all’acquisto e la motivazione di garantire veicoli di spostamenti alle città italiane in procedura di infrazione ambientale. Non si poteva immaginare città affollate di auto nell’eventualità di uno spostamento di massa. 

L’intervento del Ministero era poi inserito all’interno di un capitolo di spesa del Decreto Clima approvato nel 2019, che aveva l’obiettivo ambientale di rottamare quante più auto possibili fino a Euro 3 con un buono per l’acquisto di biciclette tradizionali o elettriche.

A quel punto il mercato fu preso letteralmente d’assalto con le vendite che schizzavano a livelli mai visti mettendo in crisi la rete dei negozi in poco più di un mese.  Ricordiamo infatti che tutta la filiera italiana della bici aveva subito uno stop durante il mese di marzo ed aprile.

In tutta Europa, invece, la filiera bici non fu mai stata messa in discussione in quel periodo perché l’uso della bici garantiva livelli massimi di efficacia nei confronti dell’emergenza pandemica data dalla distanza sociale di un conducente per bicicletta e dato dall’aumento naturale delle difese immunitarie per l’impegno fisico del proprio corpo durante il movimento.

Arriviamo alla fine del 2020 e la definizione del travagliato, almeno nelle fasi iniziali, in quanto concertato da tre ministeri, Buono Mobilità.  Note le procedure e compresa l’opportunità di scaricare un buono di acquisto da scontare direttamente in negozio per l’acquisto di biciclette si è riusciti a dare vita ad un mercato di fine anno normalmente in letargo. 

A fine novembre le biciclette erano letteralmente finite, i magazzini delle aziende fornitrici vuoti ormai da mesi e qualcuno impegnava gli arrivi dei mesi a venire. Insomma, abbiamo finito l’anno senza bici. E questo, sì, ha reso il 2020 un anno davvero straordinario.

Bolla o discontinuità?

Al racconto di prima occorre aggiungere che parallelamente a quanto accaduto, il Decreto Rilancio ha apportato l’importante modifica alla viabilità a favore della mobilità ciclistica, con la possibilità di creare piste ciclabili e case avanzate ai semafori e offrire così la tanto richiesta condizione di sicurezza, da parte dei ciclisti, per un aumento della ciclabilità. 

Ricordiamo che il 50% degli spostamenti quotidiani nelle nostre città sono inferiori a 5 km e che la ragione principale di chi non usa la bici in città è l’insicurezza che deriva da dover condividere lo spazio delle strade cittadine con il traffico autoveicolare. 

Secondo stime delle principali associazioni ambientaliste la sede stradale delle nostre città è riservata all’80% al traffico motorizzato rendendo quasi impossibile l’uso della bici in sicurezza. Ecco quindi nascere 200 km di piste ciclabili in poche settimane in tutte le principali città italiane che i ciclisti hanno ampiamente gradito. Un esempio su tutti, secondo dati di FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), è la rilevazione dei ciclisti a settembre a Milano in due postazioni simboliche, Corso Buenos Aires incrocio con Porta Venezia e Corso Buono Aires incrocio con Viale Tunisia.  Nel primo punto di rilevamento, la ciclabile esisteva e l’aumento è stato del 56%. Nel secondo punto di rilevamento la ciclabile è stata costruita a maggio 2020 e l’aumento è stato del 122%.

Sono numeri che spiegano da soli quale sia l’importanza di dare anche ai ciclisti un’opportunità di sicurezza per potersi muovere visto che la sede stradale sia da considerarsi utilizzabile da tutti.

Questo non vuol dire immaginare una pista ciclabile in ogni strada comunale esistente, ma pensare a una rete ciclabile connessa che eviti le famose bici sui marciapiedi e garantisca una opportunità di circolazione e mobilità via via sempre più strutturata per tutti quei percorsi così brevi e così elevati in numero nelle nostre città.

Il mantenimento e lo sviluppo continuo di queste condizioni assicureranno un sempre maggiore utilizzo della bicicletta a vantaggio di una richiesta che si stabilizzerà su valori più alti e simili ai dati del 2020 rispetto a quanto successo in anni precedenti. Il tutto a vantaggio di una mobilità sostenibile e più fluida e veloce per tutti, esattamente come accade nelle principali capitali europee del nord Europa.

Di sicuro non ci stiamo inventando nulla in questo cambiamento, siamo solo in ritardo…

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